PILLOLE Vitigno

Il Timorasso è una metafora di vita. Evoca un percorso. Un’evoluzione enoica.

Filari di Timorasso, di Luigi Boveri

Il Timorasso è un vitigno autoctono a bacca bianca diffuso e coltivato in campagna fino al secondo dopo guerra, poi lo spopolamento, la bassa reperibilità delle barbatelle e la poca resa hanno convinto tutti i contadini a sostituirlo con altre uve.  

 

 

Gli furono preferite la Barbera, Croatina e Cortese e per anni venne totalmente dimenticato:
stava letteralmente scomparendo.

 

È difficile credere in un vitigno di cui non si conoscono i risultati qualitativi, è difficile immaginarne le potenzialità e decidere di investire il proprio tempo e con esso i soldi.

 

L’unico motore per avventurarsi in questa follia è la passione, e nessuno prima di Walter Massa ci aveva creduto a tal punto.

 

Definito da molti, “Pioniere e Padre del Timorasso”, Walter Massa è un visionario folle ma lucido che raccoglie la prima vendemmia alla fine degli anni ottanta e nel tempo, grazie alla sua esperienza e alla sua determinazione, diventa una figura centrale nell’evoluzione di questo vitigno.

 

È proprio a lui e alla sua figura che si deve rendere merito per la rinascita e per la nuova filosofia produttiva del Timorasso.

 

Ma facciamo un passo indietro e scopriamone insieme la storia e l’evoluzione.

 

 

Che cos’è

Il Timorasso è un vitigno autoctono piemontese a bacca bianca, nato in provincia di Alessandria e coltivato nelle valli Curone, Grue, Ossona e nella vicina Val Borbera. Qui grazie a terreni argillosi chiari, con una buona componente calcarea, ha modo di esprimersi e differenziarsi.

 

La riscoperta e il successo

Il Timorasso è stato un vitigno coltivato e prodotto fin da tempi remoti da parte degli agricoltori dei colli Tortonesi ma verso la fine della seconda guerra mondiale, a causa della bassa resa, venne sostituito da altri vitigni che richiedevano meno impegno nella coltivazione.

 

Vitigno quasi dimenticato, fu un viticoltore – Walter Massa – a decidere di recuperarlo cominciando nuovamente a piantarlo e dunque a scommettere sulle sue potenzialità.

 

Il primo raccolto vinificato in purezza risale alla vendemmia del 1987.

 

Oggi il Timorasso è un vino particolarmente apprezzato anche se ancora di nicchia.

 

Caratteristiche

Il Timorasso è un vitigno di carattere con ricche note varietali che regalano a questo vino eleganza e forza. Con i suoi grappoli medio-grandi, serrati e pruinosi cresce su un terreno argilloso-calcareo dove germoglia precocemente ma matura tardi.

Grappolo di Timorasso

Un grappolo di Timorasso dell’azienda “La Colombera”

Longevità. Mineralità. Calore.

 

Forse queste sono tre delle caratteristiche principali di questo vitigno.

 

Parliamo di un vino che si presenta con un colore giallo paglierino (con riflessi dorati che variano di intensità in base allo stato evolutivo) , profumi complessi e note che virano dall’acacia e biancospino nei primi anni di affinamento fino ad arrivare ad un’evoluzione in note di frutta matura, miele di fiori di campo e idrocarburi dopo 4 o 5 anni di invecchiamento.

 

  • Longevità, perché il territorio e lo stile di affinamento permettono un’evoluzione importante a questo vitigno che con gli anni affascina e sorprende senza mai annoiare.
  • Mineralità, per le sue note predominanti – a discapito di quelle vegetali – nonché espressione tipica del terroir in cui si trova e della ricchezza organolettica presente nella genetica del vitigno.
  • Calore, per il suo grado alcolico che ben si amalgama alla struttura e corpo del vino ma che sicuramente si fa sentire.

La notevole struttura sostiene questa alcolicità e insieme a una buona spalla acida dona freschezza e vita negli anni.

 

Il grappolo è facilmente riconoscibile perché nello stesso si possono trovare acini di diversa dimensione, questo è dovuto ad una buona percentuale di aborti floreali – circa il 20/25% – con conseguente aumento di zuccheri e sostanze contenute nella polpa.

 

Nonostante il Timorasso abbia molti geni in comune con il Sauvignon Blanc spesso viene paragonato al Riesling renano per via delle sue intense note fruttate che unite a quelle della pietra focaia evolvono in sentori di idrocarburo.

 

Abbinamenti e temperature di servizio

Il Timorasso è un vino che si caratterizza per il suo essere poliedrico anche nell’abbinamento: in una prima fase di affinamento può essere pensato come vino da aperitivo per poi, negli anni, riuscire ad accompagnare primi piatti, carni bianche e preparazioni aromatiche anche importanti.

 

Temperatura di servizio a 10-12 C° per le annate giovani mentre è consigliato, oltre i quattro anni, a una temperatura di 12-14 C°.

 

I produttori di Timorasso

Oggi i produttori che vinificano il Timorasso in purezza sono una ventina, con una superficie vitata di 40 ettari circa. Questa produzione abbastanza limitata lo colloca ancora nella categoria dei cosiddetti vini di nicchia, anche se per gli esperti e appassionati del settore è considerato uno dei vitigni autoctoni più importanti d’Italia e probabilmente il vitigno a bacca bianca più espressivo del Piemonte.

 

Nel 1998 alcuni viticoltori hanno aderito al progetto Derthona – dall’antico nome di Tortona – che secondo disciplinare sancisce l’ingresso dei vini sul mercato ad un anno e un mese dalla vendemmia. Oggi si contano una ventina di aziende.

 

Tra quelle più in voga e di cui sicuramente dovete assaggiare le etichette troviamo:

  • Vigneti Massa: fondata dagli antenati di Walter nel 1879, è una cantina storica ubicata con i suoi 23 ettari sulle colline di Monleale. Abbiamo già parlato di Walter quindi potete solo immaginare quanto della sua energia e fascino siano riflessi nella produzione dei suoi vini!
  • La Colombera: azienda totalmente a conduzione femminile, Elisa e la sua famiglia, sono state tra le prime cinque aziende a credere nel recupero del Timorasso e oggi lo interpretano nella sua massima ricchezza ed eleganza.
  • Boveri Luigi: si estende con i suoi 15 ettari nel comune di Costa Vescovato dove assieme alla sua famiglia lavora portando nuove tecniche e innovazioni tecnologiche che lo hanno aiutato a conquistare la stima e l’apprezzamento di molti.
  • Claudio Mariotto: cantina fondata nel 1920 a Vho, pochi chilometri da Tortona, rappresenta una realtà importante sul territorio con le sue etichette considerate delle vere perle enologiche.

 

Ecco dove si trovano:

I prezzi

I prezzi possono variare molto in base all’azienda.

 

Ecco qualche esempio:

 

Piccolo Derthona Terra”, 2018 di Vigneti Massa con tappo a corona si trova facilmente sui principali e-commerce di vino intorno agli 11 euro mentre le etichette della stessa azienda più rinomate, come “Costa del Vento”, 2016 e “Sterpi”, 2017 si aggirano intorno ai 42,50 euro.
Sono tra le etichette di Timorasso più care ma sicuramente più espressive.

 

Altre aziende, come La Colombera, mette sul mercato etichette con prezzi più modici che garantiscono una buona qualità-prezzo, parliamo di cifre che si aggirano intorno ai 15 euro.

 

Filiari di Timorasso” di Boveri Luigi è un prodotto medio con una fascia di prezzo leggermente più alta, siamo infatti intorno ai 25 euro.

Filari di Timorasso, di Luigi Boveri

Filari di Timorasso, di Luigi Boveri

 

In linea di massima si parte dagli 11/15 euro fino ad arrivare ai 50 euro per le bottiglie più prestigiose.

 

Il consiglio di tutti i produttori di Timorasso e che appoggio fermamente anche io è di comprare qualche etichetta, anche di annate più giovani, e dimenticarle in cantina: non solo rimarrete sorpresi ma capirete perché è un vitigno così importante per il patrimonio enoico piemontese e del nostro paese.

 

Storia, tradizione ed evoluzione fanno del Timorasso una delle più interessanti riscoperte nel mondo vitivinicolo.

 

Sulla “mitica” origine del nome, ecco un pezzo di approfondimento.


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